La decisione rafforza anche la messa in mora dell’Italia già avviata da Bruxelles e apre interrogativi sullo strumento

La Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che il diritto di prelazione negli appalti di project financing e nei partenariati pubblico-privati (PPP) è incompatibile con il diritto europeo, perché viola i principi di concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione. 

Secondo i giudici, il meccanismo che consente al promotore di “pareggiare” l’offerta migliore dopo la gara gli attribuisce un vantaggio indebito, alterando la competizione effettiva prevista dalla direttiva concessioni 2014/23/UE. In pratica, presentare l’offerta economicamente più vantaggiosa non garantisce la vittoria, perché il promotore può rientrare in gioco ex post.

LA SENTENZA